Che fatica la decrescita!

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Cosa significa decrescere?

Pagine e pagine di libri, riviste, conferenze, siti internet, spiegano la decrescita meglio di quanto possa farlo io.

Lascio la parola agli esperti sulle implicazioni sociali, politiche ed economiche del fenomeno e passo a raccontare cosa significa per me decrescere.

Prima di tutto: rallentare.

Imparare a scegliere, che siano oggetti, relazioni, esperienze, lavori. Non si può fare tutto, o almeno non si può fare tutto bene. Ti sbarazzi del superfluo: se sono oggetti li regali, li scambi, li vendi nei circuiti dell’usato. Ti liberi soprattutto dell’attaccamento alle cose, dell’importanza smisurata che assegniamo a un’auto, una casa, un libro.

Se si tratta di far decrescere le relazioni…avviene una sorta di selezione naturale che allontana le persone che non sono più allineate con la tua decisione di rallentare. Se a questo aggiungete l’esperienza della genitorialità, la cerchia delle relazioni autentiche si stringe ancora di più (ma di questo magari parleremo in un altro post).

Se sono esperienze? Questa è la parte più difficile per le generazioni come la mia a cui hanno insegnato ad accumulare esperienze, formali e informali, per accumulare competenze. Per fortuna con gli anni scopri che non serve disperdere energie in mille campi, si mantiene un approccio curioso e aperto al mondo, ma si scelgono con cura le attività da seguire.

Secondo punto: decrescita è…non sprecare nulla. Ogni cosa ha un riutilizzo, gli oggetti si riparano finché è possibile, si usa la creatività nel riciclo di tutto quello che possediamo, che è costato energia in termini di produzione, imballaggio, trasporto e inquinamento. Un’abitudine sana e divertente è quella di frequentare i negozi dell’usato prima di comperare l’oggetto che cerchiamo. O ancora meglio, se non vi serve a lungo, fatevelo prestare da chi lo ha già. Risparmierete, farete nuove interessanti relazioni, e ridurrete l’inquinamento causato dalla cultura dell’usa e getta.

Terzo: autoprodurre quello che possiamo, senza farne un’ossessione ovvio altrimenti si perde tutto il divertimento. L’autoproduzione ci permette di rispolverare la manualità: un atto rivoluzionario dentro una cultura che dà più valore ai saperi intangibili, alle idee, all’astratto. Produrre qualcosa da se, che sia il pane, un abito, un sapone, dà molta soddisfazione, credetemi.

Infine, decrescita è…imparare la giusta misura. Coltivare in base a quelle che sono i nostri bisogni effettivi, e non le nostre (o altrui) avidità. Che si tratti di un orto o di un lavoro, capire di cosa abbiamo davvero bisogno è fondamentale per scegliere quanto investire.

Oggi le pratiche sostenibili come il riciclo, l’autoproduzione, il ritorno alla natura, vanno molto di moda, e paradossalmente generano nuovo business, ma prese singolarmente rimangono una patina posticcia, non fanno uno stile di vita che ti sconvolge (in meglio) la coscienza e le abitudini.

E’ divertente-ma faticoso-autoprodurre; è divertente- ma faticoso– scambiare quello che si coltiva in eccedenza; è divertente-ma faticoso-riciclare; è divertente-ma faticoso-trasformare i frutti della terra per conservarli e non buttarli; è divertente- ma faticoso– riparare gli oggetti.

Soprattutto è faticoso cambiare le proprie abitudini.

Soprattutto è faticoso introdurre i cambiamenti nella vita di tutti i giorni.

Soprattutto è faticoso essere costanti e autentici, se andiamo sempre di fretta.

Valentina

 

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