Le persone muoiono, i giardini restano.

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Alla luce di un pomeriggio di sole i vetri intarsiati creavano mille riflessi sulle pareti. Li seguivo con gli occhi, come una bambina. A fatica la grande porta turchese, che dalla cucina si affaccia al giardino, si era finalmente aperta, lasciando scorgere una piccola oasi dimenticata, inselvatichita. Paradiso perduto di un’umanità precaria.

A darmi il benvenuto i fiori fucsia di un esile ramo di bouganville seguiti dal profumo intenso di una vecchissima pianta di Maria Luisa, la più grande che abbia mai visto.

In fondo, un enorme albero, dai frutti informi, scuri, ammassati a terra. Le estati passavano ma nessuno raccoglieva più le albicocche. La pianta non sapeva che i suoi padroni non c’erano più e con una puntualità inesorabile produceva e lasciava cadere a terra quei suoi sfortunati figli. Nessuno l’aveva avvisata.

Grappoli di limoni ancora verdi mi salutavano dai rami carichi. Quante torte avranno conosciuto- ho pensato- quante volte saranno stati sacrificati sulla lama della grattugia, spremuti nello zucchero e nella farina. Ho provato un desiderio intenso di oggetti quotidiani, semplici come una tazzina, un cucchiaino, uno scialle di lana. Sono loro le piccole cose che tessono la trama dei nostri ricordi.

Poi ho trovato le spine, ho visto le rose. Piccolissime roselline profumate, che chiedevano di essere ammirate, annusate, colte da una mano che non esisteva più.

Spiccavano qua e là vecchie pentole smaltate, colme di bulbi ancora dormienti. Chi avrebbe saputo dire se quei fiori sarebbero nati in autunno o in primavera..

Per terra, come un gigante caduto, dormiva un Ficus maestoso che nessuno si era curato di intrecciare.

Con grande meraviglia ho scorto un alberello di cachi, una varietà antica, chissà come era finita lì, in quel giardino dimenticato.

A ridosso del muretto una fila di vasi e vasetti di fresie, begonie, clivie, che si tenevano compagnia.

Mi hanno raccontato di momenti felici, di raggi di sole e gocce di pioggia, di risate e discussioni impegnate, di matrimoni, battesimi, caramelle, pianti, malattie, libri e cartoline venute da lontano. Eco di voci passate, che hanno lasciato spazio a un silenzio carico di nostalgia.

E’ questo il giardino dei vecchi, che se ne vanno e ritornano alla terra,  lasciando il cuore di chi resta pieno di buchi.

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