Il Mirto: la pianta dell’amore eterno

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Mai come quest’anno ho assistito ad accese dispute sui tempi di raccolta di frutti, erbe, fiori, bacche e funghi. Appena passato il periodo delle olive, tra un”sono troppo verdi” e un “sono troppo nere” per essere raccolte, è stata la volta del mirto. E anche io, modestamente, ho subito la mia dose di rimproveri per averlo raccolto, udite udite, prima del sei dicembre. La festa di San Nicola, secondo i vecchietti locali, apre le danze alla raccolta del mirto. Non so perché (ma se qualcuno lo sa, sarò lieta di scoprirlo).

Con i cambiamenti climatici a cui assistiamo, la raccolta dei frutti della natura non è più regolata da date più o meno stabili. Le bacche erano così viola e succose che le ho raccolte, senza tante cerimonie, se non quella di ringraziare le vecchie enormi piante che me le hanno offerte. L’unica indicazione che seguo per la raccolta delle bacche (non solo di mirto) è quella del buonsenso: non troppo crude, non troppo mature.

Questo arbusto cresce rigoglioso nella macchia mediterranea, fiorisce in tarda primavera e spesso rifiorisce in estate. I fiori dal profumo inebriante venivano usati nella preparazione dell'”acqua degli angeli“. Le bacche compaiono alla fine dell’autunno, possono essere raccolte da fine novembre a fine gennaio, e vengono lavorate subito, addirittura in giornata, per non perdere profumi e proprietà.

Il mirto, “sa murta”, è conosciuto per l’ottimo liquore che se ne ricava, un digestivo immancabile in Sardegna. Se volete scoprire come si prepara vi posto qui le ricette.

Per 300 grammi di bacche di mirto occorre mezzo litro di alcool 90°, 300 grammi di zucchero e mezzo litro di acqua. In un contenitore, al buio, si mettono a macerare le bacche di mirto  nell’alcool per circa 40 giorni, agitando di tanto in tanto.  Le bacche vengono poi filtrate e strizzate leggermente (se esagerate il sapore astringente sarà terribile!), il liquido ottenuto aggiunto all’alcol. Si scioglie lo zucchero nell’acqua su un fornello a bassa temperatura, lo sciroppo si aggiunge all’alcool aromatizzato. Dopo un mese il mirto è pronto da gustare. =)

In cucina diventa un’incredibile spezia, in aggiunta a tantissimi piatti. L’ultima tendenza è aggiungerlo al gelato (a me piace!). Se volete ricavarne una composta, mi raccomando, non fate come me, abbiate cura di non schiacciare eccessivamente le bacche altrimenti il risultato sarà così astringente da risucchiarvi la bocca! L’azione dei tannini, responsabili appunto del sapore astringente, si attenua con il passare del tempo: per avere un sapore più morbido meglio aspettare qualche mese prima di consumare sia la composta che il liquore.

In fitocosmesi, l’olio essenziale viene impiegato nelle creme, saponi, shampoo e bagnoschiuma, perché grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, balsamiche e astringenti, purifica e tonifica la pelle.

In alcune zone di Italia si usa mettere alcuni rametti di mirto nel bouquet della sposa, perché è considerato simbolo di amore eterno. Già Plinio lo definiva “myrtus coniugalis”, e non è un caso che la pianta del mirto sia consacrata a Venere, Dea dell’amore.

Insomma il mirto tiene uniti e fa innamorare…soprattutto chi lo scopre per la prima volta!

Buona raccolta e prudente degustazione!

Valentina

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3 pensieri riguardo “Il Mirto: la pianta dell’amore eterno

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