L’arte di (non) copiare.

All’università avevo un professore coi capelli bianchi e il cipiglio serio che ripeteva sempre come l’imitazione fosse il primo meccanismo di apprendimento.

Come imparano i bambini? Imitando, imitando tutto, dal sorriso alla forchetta in mano.

Come imparano gli adulti? Imitando chi è più bravo di loro nel fare qualcosa.

Insomma, Dio benedica l’imitazione, questo speciale processo che ci permette di imparare cose nuove. I creativi lo sanno bene: spesso si prende spunto dai lavori altrui, soprattutto quando si è all’inizio. Tutti sono stati copiati: ceramisti, blogger, tatuatori, nail artist, pasticceri, poeti (soprattutto i poeti, dannazione!). Attenzione però: nello scopiazzare sono presenti vari livelli.

Lo scopiazzare all inclusive è tipico di chi taglia il copyright dalla foto e la propone come sua, di chi incolla le stesse frasi di un articolo (magari ci aggiunge una virgola, così magari non dà nell’occhio -_-), di chi confeziona pacchetti di servizi uguali a quelli del collega, di chi copia la vetrina progettata in settimane di lavoro. Le reazioni di chi viene copiato vanno dalla semplice illazione (di solito a gran voce con tono assassino davanti a un dekstop inerme e affranto) all’azione legale vera e propria. I danni alla bile non sono quasi mai rimborsati dalle Asl di appartenenza.

Lo scopiazzare soft si realizza solitamente quando la persona che copia è in crisi, non riesce a superare il dramma della pagina bianca, non ha l’ispirazione giusta per creare gioielli o per dipingere, i cupcakes vengono insipidi… così si affaccia alla finestra per spiare il vicino, non per copiare (sia mai!!!!!!!!!!), solo per “prendere spunto“. Questo è uno scopiazzare che non prevede sensi di colpa da parte di chi lo realizza, o se ci sono, si trovano ben conficcati nell’inconscio, a prova di Freud.

Infine c’è chi del copiare fa una vera filosofia di vita, io li chiamo “i mollicci” alla Harry Potter. Copiano tutto, la camminata, la borsa, il trucco, il lavoro, il credo religioso, perfino le malattie e le gravidanze. Non so cosa possa provare dentro di sè un molliccio, personalmente lo trovo di una tristezza cosmica.

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Copiare fa bene a chi è alle prime armi, c’è anche un famoso libro che sostiene questa teoria. Niente è originale, nessuno di noi è Leonardo da Vinci o Picasso, tutto è già stato inventato. Però, cazzo, andate avanti. Va bene agli inizi, quando si deve fare allenamento, trovare il proprio stile, focalizzare i contenuti etc etc. Dopo non ha senso continuare a …koff koff… “prendere spunto” dagli altri, bisogna affrontare il mostro: qual’è il centro della mia arte? In cosa posso distinguermi? Come personalizzare il mio stile rendendolo unico? E se non lo fate per voi, fatelo almeno per i poveri clienti che vi seguono e vogliono un po’ di omogeneità in quello che proponete. Mica sono scemi, i clienti, se ne accorgono subito che le banane che vendete non sono prodotte nel giardino di casa.

Nell’epoca dell’economia circolare, per un artigiano o un professionista è un grande dilemma quello di condividere o meno il suo lavoro. La paura di essere “copiato” è sempre lì in agguato, a portata di copyright. Come la penso? Che è meglio correre il rischio di essere copiati, piuttosto che far marcire le vostre opere in un cassetto o in una cartella su Windows.

E adesso firmo, non sia mai il colmo di essere copiata su un post sul copiare.

Valentina

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4 thoughts on “L’arte di (non) copiare.

  1. Hai fatto un’analisi che mi è piaciuta molto e mi ha interessata. È un argomento che mi riguarda in quanto blogger. Quando mi viene in mente un argomento, non cerco in rete come lo ha scritto un altro per non influenzarmi. Quando poi vedo che quello che ho scritto è simile ad un altro non ci rimango male, un po’ mi sento lusingata perché la cosa mi rassicura su certi argomenti. Poi è ovvio che quello che scrivo spesso è frutto di quello che leggo a mia volta dai libri che compro continuamente. Altre volte scrivo di esperienze acquisite direttamente dalla pratica o da cose che mi son state tramandate. In tutti questi casi “copiare” e non farlo sono divisi da una linea sottile. Per fortuna non si possono copiare le opinioni perché in questo caso, come dici tu, gli altri se ne accorgerebbero per una questione di inevitabile mancanza di coerenza.
    Sono d’accordo anche sulla tua conclusione. Mai e poi mai far marcire le idee dentro di noi! Laura

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    1. Care scienziate per amiche, sono contenta che la mia riflessione abbia generato questo spunto di approfondimento. Le informazioni che circolano su un determinato argomento sono quasi sempre le stesse, quello che cambia è la nostra esperienza personale in relazione a quell’argomento. In rete è pieno di siti copia/incolla, che riportano sempre gli stessi concetti, possono essere utili per un primo approccio alla ricerca di informazioni, ma poi stancano e annoiano. A me piace molto l’autenticità, sia in quello che si scrive che in quello che si fa, questa è la mia bussola! grazie per l’attenzione, vi abbraccio
      Valentina LS

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  2. grazie Valentina, stai diventando una delle mie storie preferite da leggere 😀 sono in accordo con te, mi arrivano ultimamente molte persone spaventate o addirittura paranoiche rispetto a “concorrenza… rubare le idee… arrivano per fregare… ” e io sono alquanto perplessa. Ma notando che non sono l’unica che la pensa in modo diverso mi rallegro e tiro fuori dal cassetto i miei piccoli grandi tesori, perché no, la polvere in attesa della morte no. Ti auguro una splendida giornata!!!

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    1. Grazie Martina, penso che condividere sia fondamentale per la nostra salute artistica! Possono copiarci anche i contenuti, ma i nostri occhi, la nostra mente, il nostro “sentire” sottile….quello non è imitabile 😉 Un abbraccio
      Valentina LS

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