“Ma lo fai tu?” Quando l’agricoltura è una questione di genere.

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“Ma lo fai tu?” Questa è la domanda che mi viene rivolta più spesso, con tono stupito, quando racconto che coltivo la terra.

Che la Terra debba essere lavorata con forza bruta è un triste pensiero comune. Occorre penetrarla, possibilmente con macchinari a decine di cavalli, diserbarla, concimarla. Se l’erba cresce alta, raderla con il trincia. Rivoltarne la pelle ad ogni stagione, capovolgendone gli strati fisiologici. Tutti lavori che, secondo la concezione popolare, meglio che facciano gli uomini, perché le donne non possiedono la stessa prestanza fisica. Storie di tutti i giorni, che si manifestano in piccoli e grandi episodi. Ad esempio, qualche settimana fa sono entrata in un negozio a comprare un banalissimo rastrello. Mi è stato chiesto: ” Lo devi usare tu o un uomo?” Non sapevo che i rastrelli avessero un genere!

Succede spesso che mi si veda china sulla terra e per salutarmi la frase tipica sia: “E tua figlia dove l’hai lasciata?”Frase che non viene mai rivolta al padre, né mi veniva rivolta quando svolgevo un altro tipo di lavoro, di natura psicosociale (quindi forse più consono agli schemi di genere). Altra interessante domanda che ultimamente mi fanno in tanti quando preparo i bancali per la semina: “Stai coltivando fiori?” Forse le donne possono solo coltivare rose e mimose? Eppure la storia ci ha insegnato l’esatto opposto, sin da tempi antichissimi erano proprio le donne che coltivavano il cibo per la comunità, succedeva anche durante le grandi guerre e succede ancora oggi in molti paesi in via di sviluppo.

Ah, è dura sradicare la concezione che coltivare sia un fatto di uomini, con il trattore e la zappa, in una “lotta” continua con Madre Natura per ricavarne un po’ di cibo, che spesso nemmeno mangeranno perché verrà caricato su un camion e conferito a un grossista. Le donne che coltivano ci dimostrano che -per prima cosa- si mangia quello che si coltiva e si condivide ciò che avanza, che la terra va trattata con gentilezza, rispettando ogni più piccolo essere, che a volte meno si fa e più se ne ottiene. E’ bellissimo vedere che in agricoltura il numero delle donne cresce sempre di più, e dietro di loro ci sono storie di speranza, di costanza e di duro lavoro. Mi vengono in mente le mie “vicine di casa” Manuela e Marianna, ma tante altre si aggiungono alla sfida di restituire la Terra alle loro legittime custodi.

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