Il culto delle mani secondo mia nonna.

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Ricordo di infanzia.

Lei, seduta in mezzo al cortile della sua casa, il grembiule a quadretti, circondata da un tappeto infinito di meravigliosi fiori viola con i tentacoli rossi.

Io, piccina e curiosa, che insistevo per aiutarla.

“Non toccare lo zafferano! Ti macchieresti le mani!” Mi diceva mia nonna.

E così  succedeva per ogni lavoro contadino: mi proibiva di pulire i carciofi, terribili untori di unghie nere, di colorarmi le mani con il verde di fave e piselli, di pestarmi le dita sgusciando le mandorle.

Mia nonna ha una vera fissazione per le mani.

Per prima cosa devono essere pulite, perché le mani dei signori, di quelli che studiano, che non hanno “bisogno” di lavorare in campagna, sono così, con le unghie immacolate e la pelle bianca di chi non è costretto a stare per ore sotto il sole infuocato della Sardegna del Sud.

Mi fa un po’ sorridere mia nonna, perché le mani che lavorano con la terra per me sono sacre.

Sorrido perché faccio parte di una generazione che per ritrovare un senso è tornata a “sporcarsi” le mani con l’artigianato e l’agricoltura, quella agricoltura piccola, che è scesa dal trattore ed è tornata alla zappa.

Cosa direbbe mia nonna? Che siamo matti, abbiamo scambiato la comodità dell’ufficio e dello stipendio mensile con le torture del lavoro fisico e manuale.

Ma alla fine siamo felici così, cuore che canta e mani..nella Terra 😉

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