Ci possiamo sentire da soli anche quando siamo in due.

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Questa è la storia di T. e R. Si conoscono da 20 anni e sono sposati da 15. Hanno una vita regolare, un mutuo, qualche grattacapo, due figli, molti conoscenti e pochi amici. Fanno le vacanze, praticano sport due volte alla settimana, utilizzano i social network. Sesso una volta alla settimana, circa (a volte nulla, a volte due). I ricordi della forte attrazione reciproca dei primi tempi di corteggiamento hanno lasciato spazio a un profondo affetto. Non è un problema per T., felice della sua vita, della famiglia, del lavoro, degli amici. R. non è felice. In un primo momento ha provato a condensare la frustrazione di un vuoto di emozioni con le passioni, sport soprattutto. Poi ha avuto qualche avventura extraconiugale di poco conto, che lo ha lasciato più vuoto di prima. Poi di nuovo gli hobby, poi si è innamorato, casualmente. Con l’amore è arrivata la paura, il terrore di perdere quanto faticosamente costruito in tutti quegli anni per andare incontro a qualcosa di affascinante ma sconosciuto. Come molti, R. preferisce non scegliere e vivere a metà tra il matrimonio rassicurante e la relazione extraconiugale adrenalinica. Fino a quando durerà.

Ci possiamo sentire da soli anche quando siamo in due. Fiori della stessa pianta, alberi del medesimo bosco, che guardano il sole, non dialogano mai tra loro. A volte dopo qualche mese appena, a volte dopo qualche decennio di vita insieme, succede che il muro si è alzato troppo e non riusciamo più a vedere l’altro. Ne avvertiamo la presenza nella materialità densa di tutti i giorni, negli impegni, nell’abitazione condivisa, nella lista della spesa, nel calore sotto le coperte. Ma spesso succede che ognuno ha seguito la sua strada e le mani intrecciate si sono allentate, i sentieri divisi. Ci si chiede sempre più spesso: “Cosa condivido con lei/lui?” Nel corridoio di casa il silenzio è una presenza inquietante, rompe le consuetudini quotidiane e illumina, veloce, circospetto, ombre che è meglio ignorare. C’è un universo di emozioni che il partner non conosce e forse voi ignorate il suo.

Il prezzo della passione è l’angoscia, il prezzo della sicurezza è la noia del quotidiano. Le coppie troppo spesso si sacrificano all’altare della sicurezza. L’altro perde rapidamente il mistero che ci aveva tanto affascinato all’inizio della relazione. E noi perdiamo il nostro fascino, la nostra unicità viene normalizzata, diventa scontata. C’è chi è affamato di emozioni e viaggia alla scoperta di nuovi mondi, in nuovi amori, sconosciute relazioni. C’è chi rimane perché nella comodità della routine ci sta comodo, magari non ama i cambiamenti e preferisce non farsi troppe domande. Sono quelli che sorridono a denti stretti nelle foto di circostanza, che fanno finta di nulla alle cene con gli amici, quelli che “come-stai-tutto-bene”, sempre. Poi ci sono i coraggiosi, quelli che non ci stanno, quelli che odiano i muri di silenzio, che all’amore vero ci credono sul serio e pagano il prezzo della separazione. Scelgono di dividersi, nonostante tutto, nonostante il mutuo, i figli, il lavoro, gli amici in comune. Scelgono di rispettare se stessi, scelgono di rispettare l’altro, perché sanno che una relazione a metà non è un dono per nessuno. E’ un palliativo.

 

 

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