Quando una formica vuole di più. Piccole storie di avidità.

ant-807265_1920.jpgDi questi tempi le formiche non se la passano affatto male. Con tutta la spazzatura che i loro lontani cugini umani producono, le formiche riescono a vivere dignitosamente e mettere da parte montagne di provviste.

Le vedi andare su e giù, giù e su, in continuazione, senza tregua, in file perfette che i paesi del Nord se le sognano. Ogni più piccola briciola viene subito segnalata e presa d’assalto, trasportata in quei cunicoli scavati nella terra, che chissà cosa c’è sotto, chissà se li arredano da Ikea (secondo me si, sono così  taccagne e minimaliste).

Poi arriva un giorno in cui la formica si stanca di vivere di raccolta selvatica e decide di evolvere verso uno stadio “B”: l’allevamento.

Anche se la raccolta era un’attività redditizia, che permetteva di vivere bene e risparmiare pure, la formica non si accontenta di vivere alla giornata, raccogliendo quello che Madre Natura offre, che siano vermi o briciole di pane. Eh no, la formica cerca una forma di reddito più sicuro. Quello che ha non le basta, è ghiotta di nuovi sapori, di nuovi investimenti. E allora che fa? Si mette ad allevare afidi. Diventa formica-pastore.

Gli afidi succhiano le parti tenere delle piante e producono una sostanza dolce, la melata, di cui le formiche vanno matte.

Per i contadini è subito malcontento. Le piante che prima scoppiavano di salute ora sono colonizzate da minuscoli puntini neri spicciati sulle foglie, su cui vanno su e giù le formiche. Me le immagino mentre fischiano in direzione degli afidi per riportarli nelle stalle.

Ma arriviamo al cuore del problema. La formica può scegliersi il lavoro che preferisce, se vuole pascolare lo faccia nelle piante sue, non mie o di qualche sfortunato contadino.

Questa formica-pastore mi ricorda tanto un certo gruppo di persone. Gente soddisfatta, con un bel lavoro, stupendio wow, casa, vacanze, amici ecc. Persone che pur avendo tutto sono profondamente ammalate di noia. E allora si spostano sulle vite altrui, per incasinarle, giocarci, fare le ombre cinesi sulle emozioni del prossimo, e quando le cose si complicano ritornare alle loro vite ordinate, come se nulla fosse. Perché in fondo loro sono sazi, quello che cercavano “in più” era il dessert non il pasto principale. Dunque che senso ha investirci?

Si limitano a portare i loro afidi pestilenziali per succhiare un po’ di miele dalla vita degli altri e poi scappano quando l’hobby è diventato monotono.

Non vi ho detto che spesso alle formiche la situazione sfugge di mano, che gli afidi diventano così numerosi che la formica non riesce più a seguirli.

E le piante? Cosa succede alle piante attaccate? Si indeboliscono, smettono di produrre, a volte muoiono. A volte invece arriva in volo un mitico super eroe vestito di rosso a puntini neri: la coccinella mangia-afidi.

Mi piace osservare le coccinelle al lavoro, sono costanti e instancabili, mangiano gli afidi come se fossero ciliegie. Ripristinano la bellezza e la salute di un sistema vegetale compromesso.

Mi piacerebbe che per ogni umano indebolito da un pastore-formica ci fosse una coccinella pronta a ronzargli intorno per riportarlo alla salute!

 

 

 

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Felicita ha detto:

    Ottima descrizione allegorica …a me è successo esattamente come descritto: la Vita ha sempre le giuste soluzioni.

    Mi piace

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