Quest’anno cosa ti regalo?

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E ci risiamo. Ogni anno promettiamo di pensarci prima, di spendere di meno, di non cedere alla tentazione dell’acquisto di oggetti inutili.

Ogni anno queste promesse vengono puntualmente tradite.

La corsa dell’ultimo minuto in una anonima cattedrale del consumo, le frasi tipiche come “un pensierino glielo devo pur prendere” o “questo te lo regalo perché quest’anno va di moda”.

Sono già stati scritti milioni di articoli sulla sostenibilità delle feste, che molto hanno perso molto della loro connotazione religiosa e culturale per lasciare spazio al consumismo delirante.

E noi lo sappiamo bene che dai cazzo questa volta a Natale non andrà così, questa volta sarò più saggia, mi muoverò prima, farò i regali solo agli amici stretti stretti..

Quando lo scambio di doni è diventato un dovere?

Facciamo un salto nel tempo, un viaggio interstellare attraverso la cultura del dono.

I doni nascono nelle antiche civiltà rurali, quando ci si scambiava beni di consumo che potevano fare la differenza davvero in termini di sopravvivenza, da uno scialle a un paio di scarpe, dal formaggio alla legna da ardere.

In queste società semplici vigeva la regola di reciprocità (ognuno riceveva e donava qualcosa), in cui i beni (utili, lo sottolineo per tornarci dopo) circolavano liberamente da una famiglia all’altra, sulla base del bisogno.

Dalle mie parti si dice che se hai un buon vicinato non morirai mai di fame.

Questa era la regola per le comunità pre-industrializzate.

Tornando a noi: perché regaliamo oggetti (la maggior parte delle volte superficiali) che non abbiamo realizzato noi (quindi che abbiamo pagato) e la cui ricerca ci causa tanto stress?

Tanto vale non fare i regali, forse.

A me piace donare, è un modo per condividere l’abbondanza. Però regalare oggetti inutili fatti da chissà chi e chissà dove e  a quale prezzo, non mi pare proprio un buon modo di condividere le mie risorse, solo di ubbidire ai messaggi martellanti della pubblicità. Che spesso, come in questo caso, può anche dire una marea di idiozie politicamente molto scorrette.

Fu seguendo questo ragionamento che qualche anno fa iniziai a intervallare ai classici regali impacchettati in profumeria piccoli doni fatti da me.

Ricordo ancora la bruttezza di quei primi manufatti artigianali, lo sconcerto nelle facce di chi li riceveva.

L’unico sorriso di benevolenza me lo faceva di mia cognata (se stai leggendo: ti voglio bene) che mi diceva di apprezzarli un mondo proprio perché fatti con le mie mani.

Sono passati gli anni e i piccoli doni bruttini sono diventati più eleganti, più rifiniti, sono cresciuti insieme alla mia autostima.

Autoprodurre (qualsiasi cosa) è una bomba per l’autostima. Bisogna sopportare i primi rozzi tentativi, che non sono mai perfetti, e condividerli fregandosene del giudizio degli altri.

E d’un tratto sono passata da principiante assoluto al livello PRO, dai sorrisi di finta compiacenza al “beata tu che sai fare un sacco di cose”!

Ma bravi non si nasce.

Ho speso giornate intere a sperimentare, notti a studiare, per mesi e mesi e mesi ho sporcato pentole, macchiato per sempre le tovaglie, buttato nel water i saponi che non erano usciti bene, preparato caramelle balsamiche così dure da spaccare i molari, sacrificato le barbabietole sull’altare della tintura naturale. Sono stata derisa pubblicamente per la marmellata di mele cotogne, ho visto commensali sputare i miei cucunci troppo salati, sono stata guardata con sospetto nei sentieri sperduti dei boschi mentre raccoglievo pigne, bacche, cortecce ed erbe. Ho stressato una quantità incredibile di persone per chiedere aiuto a chi ne sapeva più di me, è stato bello mi sono fatta un sacco di nuovi amici 🙂

Alcuni mi hanno detto di no, non mi hanno mai risposto, ma la maggior parte è stata ben lieta di darmi una mano.

A tutti quelli che ancora mi dicono: “Beata tu, io non so fare nulla”, io rispondo: “Questo non è possibile, mi dispiace”.

Non è che non sapete fare nulla, è che:

  • primo: non sapete cosa vi piace fare (o forse lo sapete e vi vergognate? fosse anche fare i palazzi di stuzzicadenti, ricordatevi che non fate male a nessuno)
  • secondo: non vi date tempo e risorse per imparare (e qui non si tratta di spendere soldi, potete imparare gratis da internet o dal vicino di casa usando materiali riciclati a costo zero);
  • terzo: vi vergognate delle vostre creazioni perché pensate che siano imperfette e forse è così, ma è normale, siamo esseri umani non catene di montaggio.

E se questo Natale vi venisse la voglia di creare e regalare qualcosa creata con le vostre mani, passate dalle mie parti, prometto di sostenervi senza inutili giudizi di bellezza, io ci sono passata prima di voi e ci passo ancora tutte le volte che decido di imparare a fare qualcosa di nuovo.

In bocca al lupo!

E come dice la grande Grazia Cacciola: “l’autoproduzione è la vera rivoluzione”!

 

 

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