Humanum est.

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“Un errore ripetuto più di una volta è una decisione”

Paulo Coelho

 

Il filosofo tedesco Martin Heidegger affermava che siamo in grado di conoscere qualcosa solo in base alla frustrazione che provoca, cioè quando svanisce o tradisce le nostre aspettative. Se dovessi definire il mio 2017 ecco, userei le parole di Heidegger. Molte lezioni mi si sono presentate e le ho apprese proprio perché le ho…sbagliate. Ho provato e sbagliato, riprovato e sbagliato ancora, poi ho fatto giusto però c’era ancora una puntina di sbagliato ecc ecc.

Però ho capito.

Solo attraverso gli errori ho potuto imparare, sono felice di averli fatti. Gli errori sono stati una specie di liquido di contrasto, mi hanno spiegato cosa funzionava per me da cosa non funzionava. Non esiste bene o male assoluto, ci sono cose che funzionano e altre che non vanno proprio. Perseverare negli errori è una grande occasione di apprendimento che richiede molta costanza: impari ad analizzare la situazione in tutte le complesse sfumature, cerchi informazioni sui manuali, chiedi a qualcuno più esperto di te, poi applichi quello che ti hanno detto i manuali e gli esperti e scopri che è ancora tutto sbagliato. Sigh. Allora giuri che la prossima volta sbagli di testa tua, ma per fare degli errori perfetti devi studiare e applicarti e alla fine diventi un profondo conoscitore della materia…. tuo malgrado perché lo sei diventato sbagliando tutto. Gulp!

Eppure il mondo ci vuole perfetti, sin da piccolissimi veniamo spronati a fare le scelte giuste (per chi?in base a cosa?) nei modi e nei tempi corretti.

Ebbene il 2017 mi ha insegnato che una catena continua di errori e relative frustrazioni può essere un’eccellente scuola. Non molto lusinghiero dirlo, pazienza.

Lo so che il marketing, la tv, i social, il capo e i colleghi di lavoro ci vogliono perfetti e fighetti e storcerebbero il naso davanti a questa apologia dell’errore umano (parlo di errori in cui non mettiamo in pericolo noi stessi o gli altri, obviously).

Il cuore della faccenda non è sbagliare, né perseverare, ma stabilire un limite dopo il quale l’errore non è più una garanzia di apprendimento ma solo certezza di danno.

Credetemi, sbagliare è una grande opportunità che la maggior parte di noi non si concede. Perché? Semplice: sbagliare rimescola le carte in tavola, disturba il normale flusso delle giornate, sconvolge i nostri obiettivi, scardina le sicurezze. Gli errori sono un grande calcio nel sedere accompagnati da un urlo: “vai fuori dalla tua zona di confort!”

E voi ci andrete?

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