L’encompassment, la pacca sulla spalla e altri sviluppi

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Avete presente quando lavorate tanto, tanto, tantissimo e le persone che vi circondano sembrano non farci caso? Non vedono il vostro stress, le vostre rinunce, il logorio mentale e fisico, e come ciliegina sulla torta criticano.

Cercano il pelo nell’uovo, parlano delle cose che non fate, dei difetti, delle imprecisioni, fisiologicamente presenti nel vostro lavoro (come in tutti i lavori del mondo, a parte quelli costruiti con un buon marketing. Quelli sono visivamente perfetti, o almeno così i consumatori credono, amen).

Questo discorso sulla tendenza all’ipercritica è universale, vale per i soci, i collaboratori, i capi, i dipendenti, i clienti, i familiari, gli amici e gli account di sconosciuti su Facebook. Anzi, va molto di moda “odiare” da dietro la tastiera, un fenomeno di cui anche io quest’anno sono stata vittima e non è stato per nulla piacevole.

Invece di sentirvi accolti, vi sentiti criticati, se non derisi o aggrediti direttamente. Anche i social network sono diventati una bomba ad orologeria, basta una virgola, una parola fraintesa, o semplicemente esprimere onestamente il proprio parere, per far degenerare innocue conversazioni in turpiloquio da osteria.

Ho fatto questa riflessione dopo aver letto l’articolo dell’amico Massimo che trovate qui, dove si parla di un concetto a me nuovissimo, l’encompassment. Si tratta di accogliere gli altri facendoli sentire valorizzati, senza partire in quarta con i giudizi.

E’ difficile, lo so. Il nostro sistema cognitivo con le sue euristiche di pensiero è strutturato in modo da prendere decisioni velocemente, catalogando in fretta la realtà. Ci nutriamo di giudizi.

Prima di conoscere l’encompassement, mi sarei accontentata della classica pacca sulla spalla della serie “Brava, hai sudato tanto quest’anno”, ora invece voglio proprio l’encompassement, voglio metterlo in atto nel 2018 e sarà una bella sfida.

Ma come?

(direte voi)

Non sei tu che all’inizio di questo post chiedevi agli altri di sentirti più accolta?

Vero, rispondo io. Vi svelo un segreto. Quello che chiediamo agli altri lo dobbiamo offrire noi per primi. Echepalle ma funziona così.

Quindi cari amici, la prossima volta che qualcuno vi irrita, non rispondete subito in modo automatico (vi dirò che rispondere senza pensare non è mai un grande affare), contate fino a cinque, a dieci, a quindici, a centoventicinque e cercate di tirare fuori qualcosa di positivo, fosse anche un minuscolo pulviscolo, nella persona che avete davanti. In bocca al lupo!

 

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