Distruggere l’importanza personale

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Premessa: ho trascurato l’orto. Dopo una settimana di assenza sono tornata e ho raccolto cavolfiori da due chili e mezzo, contro una media stagionale di 1,2 kg. La mia importanza personale è stata distrutta in 3,2,1 secondi. L’orto senza di me ha potuto fare i suoi capolavori agricoli. Da una parte sono contenta perché significa che il microsistema naturale funziona anche senza avermi tra i piedi sempre, dall’altra sono arrabbiata perché credevo di essere importante per far andare avanti tutto al meglio. Con molta ironia e altrettanta serietà vi presento questo nuovo post del cavolo, perché ai cavoli si ispira.

In tante mi avete scritto chiedendo di approfondire il tema del potere personale di cui ho parlato qui. Da dove partiamo?

Dall’inizio, dall’importanza personale.

Stiamo parlando del tentativo continuo da parte del nostro Ego di imporre l’immagine che abbiamo costruito di noi stessi (buona o cattiva che sia) agli altri. Nelle nostre giornate non facciamo altro che negoziare la nostra e altrui importanza personale al fine di dividerci quote potere che pensiamo ci spettino di diritto.

L’importanza personale è la prima forma di schiavitù che limita il nostro potere, vi spiego subito il motivo. Passiamo la nostra esistenza ad esaltare o difendere la nostra immagine (nelle sfumature in cui si articola: fascino, reputazione, carriera..) dagli attacchi esterni, sprechiamo il nostro tempo sforzandoci di definirci in maniera precisa, dimenticandoci che siamo delle entità in continuo divenire. Perché tutto questo affanno?

E’ ora di sganciarvi il bottone dei jeans, mie care, vi voglio levare un peso e dirvi che siamo liberi di cambiare idea. Lo so, non ci credete, ma è vero. Siamo libere, abbiamo il libero arbitrio. In teoria, in pratica è un casino. Questa fantomatica libertà la usiamo solo in quanto “consumatori” capaci di comprare oggetti che ci definiscono ancora di più, qui o là, questo o quello, di cambiare il colore dei capelli o la montatura degli occhiali, l’automobile o la destinazione delle vacanze. Ma non siamo in grado di valorizzare la libertà di scelta ogni benedetto giorno della nostra vita, proprio a causa dell’enorme importanza personale che ci attribuiamo.  Come ogni forma di dipendenza, l’importanza personale è una droga, più la otteniamo più ne abbiamo bisogno.

Ogni tanto qualche amico/a, in totale buona fede, mi manda inviti a concorsi scrivendomi: “Perché non partecipi? Sei così brava!” E io rispondo: “No grazie, voglio continuare a fare tutto con leggerezza!” Anche a voi sarà capitato di vincere, di risultare i migliori in qualcosa, i più bravi, promettenti, laboriosi, belli, simpatici ecc.. e avrete sperimentato quanto la fissità di un ruolo-sia pure quello del vincitore- ci può intrappolare per molto, molto tempo. In fondo, il contesto sociale in cui viviamo è sempre alla ricerca di campioni da bastonare al minimo sgarro.

C’è un legame strettissimo tra la nostra importanza personale e quello che gli altri pensano di noi. Tutto sta nell’intenso lavoro quotidiano teso a dimostrare agli altri quanto valiamo, quanto meritiamo, quanto siamo bravi… ma ne vale davvero la pena?

Illusi di poter influire sulle convinzioni altrui, abbiamo in realtà pochissimo potere su quello che pensano gli altri, non potremo mai entrare nella loro testa per capire cosa c’è davvero dentro. Quello che gli altri pensano di noi, quello che noi pensiamo degli altri, non è nero su bianco, è sempre una interpretazione. Spesso il grande impegno a difendere la nostra importanza personale è teso a nascondere una sostanziale mancanza di fiducia in noi stessi. Siamo i primi a volerci convincere di valere qualcosa.

Una nuova applicazione dell’importanza personale che si è sviluppata in questi anni si sta manifestando nel campo spirituale: quanti profeti e maestri nascono ogni giorno! Ognuno di loro è convinto di essere l’unico depositario del “cammino”, unica anima galattica ad essersi accorta delle forze del risveglio in atto, atteggiamento che causa divisione, false aspettative e solitudine.

Insomma, in tutti questi giochi di specchi sprechiamo un sacco di energia, e il potere personale, quello atomico, da cui tutto si muove, come un sole al centro dell’universo…. si infiacchisce.

Come si distrugge l’importanza personale? Eh, direte, sbrigati a dircelo, tutta questa tiritera, forza tira fuori thesecret.

Non c’è un segreto, ci vuole presenza e consapevolezza:

  • presenza nello stare qui ed ora con i sensi, il corpo, l’anima e la mente, senza fuggire in un “altrove” inconsistente (passato, futuro, platonico, apocalittico ecc);
  • consapevolezza nel padroneggiare deliberatamente (sottolineato tre volte) la nostra energia vitale.

Scegliere di arrabbiarsi per una critica? Forse no, prenderne il lato costruttivo e andare avanti senza tirarla per le lunghe. Truccarsi prima di uscire di casa? Mettetevi un bel paio di occhiali da sole se proprio non volete mostrare la faccia.  Arrabbiarsi perché lui/lei non ha telefonato? Chiamalo tu (“no io non lo chiamo, non mi abbasso a chiamarlo, chissà cosa penserà, voglio che mi stia dietro lui, voglio tirarmela un po’ anche se poi non è vero e mi rodo dietro il telefono”), oppure fai qualcos’altro di così interessante da dimenticarti della sua esistenza (cosaaa????? non hai nulla di interessante da fare?parti da qui), oppure chiama qualcun’altro. Ti logori perché non hai vinto un premio, una gara, una competizione? Meglio, le medaglie arrugginiscono, le coppe si riempiono di polvere, il successo vola via veloce e si dimentica di noi in un lampo.

Certo non si può essere sempre così monaci zen nella quotidianità, però se non proviamo non cambieremo mai e sarà sempre la solita lamentela.

Non si tratta di “subire” passivamente insulti e angherie, ma di reagire con consapevolezza, indirizzando la nostra energia al meglio, anche per arrabbiarci se serve. L’importante è rimanere coscienti di quello che funziona meglio per noi in quel momento e in quel luogo.

Usiamo la nostra importanza personale senza farci usare da lei.

Sbarazzarsi completamente del nostro Ego è folle e pericoloso, attraverso di lui siamo integri e possiamo affrontare la realtà, con tutti i suoi ostacoli. Possiamo far capire all’ego che comandiamo noi e che decideremo consapevolmente come usare l’energia del nostro potere personale, senza sciuparla nella difesa dell’importanza che ci attribuiamo.

Gli sciamani di tutte le tradizioni conoscevano bene il limite dell’importanza personale  e ridevano di gusto ai tentativi umani di tenerla in piedi.

E se per una mattina, un giorno o due, provassimo a smettere di lavorare per la nostra importanza personale? Come potremo usare tutta l’energia che si libera?

 

Compiti a casa:

Oggi mi libero dal peso della mia importanza personale.

State a vedere cosa succede, ricordatevi di ridere un sacco e fatemi sapere 😛

 

Letture consigliate

Il fuoco dal profondo di Carlos Castaneda

Il magico potere di sbattersene il Ca**o di Sarah Knight

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. iltiasodiebe ha detto:

    Il problema dell’importanza personale è stato il primo che ho inquadrato appena dopo la fase adolescenziale. Avevo passato un’infanzia -portata- come su un trono dai miei genitori per gli altissimi rendimenti scolastici, perchè a 6 anni suonavo talmente bene il pianoforte da fare concerti ecc. Ero diventata tutto quello che i miei genitori non erano stati e si era deciso per me un futuro accademico. Avrei dovuto prendere più lauree che potevo ed essere il meglio. La mia scelta è stata lasciare le scuole superiori e farmi assumere in un ristorante come lavapiatti. Avevo 17 anni. Non volevo collezionare titoli o cose che mi rendessero migliore di qualcun altro. A me interessava solo mettermi alla prova giorno dopo giorno. Il mio metro di paragone era la me di ieri, non gli altri. Così, mettendomi alla prova ogni giorno come lavapiatti, sono diventata chef in 4 anni. Poi ho preso una stella Michelin. Poi ho visto che anche lì stava subentrando l’aspettativa degli altri. Anche lì si stava pretendendo venisse fuori -il genio- atto a distanziarmi dal prossimo, così ho mollato tutto e mi sono messa a fare altro. Quando sono arrivata nuovamente a quel livello in cui non ti diverti più ma devi essere il meglio, ho mollato e ora mi occupo di artigianato. Insieme all’agricoltura fanno parte di quei lavori che, chi deve dimostrare d’essere il meglio, non farebbe mai. Essere una terza media, artigiana, mi regala una libertà meravigliosa e mi permette di adoperare quel potere personale di cui parli che io chiamo anche -potere creativo dell’anima-. E’ quello che adoperano i bambini quando giocano. Ed è raro che un bambino si diverta di più a star solo che in compagnia. 🙂

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    1. Valentina ha detto:

      io ti ringrazio di cuore per questa stupenda testimonianza in cui metti ben in risalto che la felicità non è influenzata dai meriti, anzi, i meriti possono diventare delle gabbie pericolosissime in cui non si esce più, per tutta la vita. La tua storia assomiglia un po’ alla mia, anche io quando mi guardo intorno dentro un contesto in cui devo essere il meglio, faccio i bagagli e vado via verso altre sfide, per sentirmi sempre vitale e padrona delle mie energie, non in balia delle aspettative altrui 🙂 Grazie ancora!

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