La base sicura

“E se diventi farfalla
nessuno pensa più
a ciò che è stato
quando strisciavi per terra
e non volevi le ali”
(Alda Merini)

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La vita del bruco è semplice. Striscia e mangia, caga e striscia, mangia e cresce e striscia sempre, di foglia in foglia. Che sia il bruco coloratissimo del macaone o quello anonimo di una falena,  la loro esistenza è pressapoco questa.

Uno strisciare continuo, inconsapevole, che può durare poche settimane o alcuni anni.

Il bruco non sa cosa che sorprese gli riserverà il suo codice genetico . A lui è permesso di evolversi a un altro stadio della sua vita: la farfalla.

Ma per fare questo deve morire, rinunciare ad essere “bruco”, mettere fine alla sua forma fisica di cosina verde che striscia.

Non si accontenterà di fare esperienza del mondo a furia di trascinarsi con la pancia, lui potrà VO-LA-RE. Vi rendete conto che destino ha riservato la natura ai bruchi?

Prima però morirà. Smetterà di strisciare, diventerà grosso, immobile, per giorni e settimane. Alcuni bruchi si lasceranno cadere a terra, altri si avvolgeranno in un bozzolo di seta, appesi  a testa in giù, indifesi, incoscienti, mostruosi. I bozzoli mettono meraviglia ma anche un certo schifo innato.

Poi ad un certo punto il corpo della pupa si deforma, crescono antenne e spuntano le ali. Si rompe la crisalide e una farfalla umidiccia viene fuori.

Brutta o variopinta, non importa. Lei può volare, può vedere il mondo dall’alto, trasportarsi leggiadra in mezzo ai fiori. Prima deve asciugare le sue ali al sole e pomparle di liquidi perché sono ancora raggrinzite, e la farfalla sa che con le ali deboli non si va lontano.

Lei è morta e poi resuscitata, poteva anche non farcela, non tutti i bruchi ci riescono, molti schiattano durante il processo, ma lei ha avuto questo: una base sicura, un’infanzia felice in cui strisciava e basta, e si nutriva solo di foglie mica di nettare! Ha avuto una forma semplice, stabile, in cui volare poteva diventare possibile.

Quando stiamo male, ci ammaliamo, perdiamo qualcuno. incontriamo un ostacolo che ci sbarra la strada o siamo catapultati dentro un cambiamento improvviso che ci destabilizza, anche noi umani abbiamo bisogno di una base sicura a cui fare ritorno.

Ma non sempre questa base è disponibile, sopratutto quando tu, si dico a te, sei stata la base sicura per gli altri, hai donato legami densi di calore e intimità, ma ti sei, ehm, dimenticata di chiederne a tua volta. Perché non lo hai chiesto? Avevi paura di essere rifiutata?

Quando il mondo si rompe in mille pezzi non hai nessuna base sicura a cui fare affidamento. Ti rompi anche tu e tutti sono travolti ed esasperati da questo tuo sgretolarti. Proprio nei momenti in cui sei così vulnerabile e ti sembra di essere risucchiata dal dolore, scopri con amarezza che intorno a te non c’è nessuno che ti faccia da base sicura. Tu credevi che le persone potessero essere la tua base sicura, il tuo nido con il caminetto acceso a cui fare ritorno, e quando sei tornata hai scoperto che la casa era abbandonata e il fuoco spento. Hai sempre creduto che la tua sicurezza risiedesse nei legami “fuori” di te.

Così vieni inghiottita da un buco nero, in cui non esistono spiragli di luce, se non una remota voce che ti dice che devi farcela da sola, anche questa volta. Come i bruchi muori e rinasci, con un paio di ali sempre più grandi di volta in volta, per volare ancora più in alto, ancora più lontano. Non ti puoi arrendere, mia cara, hai una base sicura da costruire se vuoi partire ad esplorare il mondo in sicurezza.

Su forza, vai a prendere un po’ di foglie, petali, steli e (molta) ovatta per riempire questo nido sicuro…. e ricordati, questa volta, di costruirlo dentro di te 😉

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