Il culto delle mani secondo mia nonna.

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Ricordo di infanzia.

Lei seduta in mezzo al cortile della sua casa, il grembiule a quadretti sulle ginocchia, circondata da un tappeto infinito di fiori viola con i tentacoli rossi. Io piccina, annoiata e curiosa, che insistevo per aiutarla.

“Non toccarlo! Ti macchieresti le mani!”

E così  succedeva per ogni lavoro contadino: mi proibiva di pulire i carciofi, terribili portatori di unghie nere, di dipingermi le dita di verde con fave e piselli, di rovinarmi le mani sgusciando le mandorle.

(N.B. State tranquilli, ora sto recuperando)

Mia nonna ha una vera fissazione per le mani.

Per prima cosa devono essere pulite, perché le mani dei signori, di quelli che studiano, che non hanno bisogno di lavorare in campagna, sono così, con le unghie immacolate e la pelle bianca di chi non è costretto a stare sotto il sole infuocato della Sardegna del Sud.

Sorrido perché oggi le mani che lavorano con la terra per me sono sacre.

Sorrido perché faccio parte di una generazione che per ritrovare un senso è tornata a “sporcarsi” le mani con l’artigianato e l’agricoltura, quella agricoltura piccola, che è scesa dal trattore ed è tornata alla zappa.

Cosa direbbe mia nonna? Forse direbbe “l’evoluzione inciampa”, citando un tormentone di questi mesi.

Ma noi, quelli come me, siamo felici così, cuore che canta e mani..nella Terra 😉

Sali da Bagno naturali: infografica

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L’ortica, amica pungente dell’orto e della salute.

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Si dice che un’erba arriva nella tua vita perché può soddisfare un bisogno che provi in quel momento.

Da me è arrivata l’ortica.

Ha iniziato a crescere senza freni ovunque, nei vasi, nella compostiera all’aperto, negli interstizi della legnaia..

Con una rapida ricerca ho scoperto che l’ortica è ricca di ferro, proprio l’elemento di cui io sono spesso carente.

“Attenta a non pungerti con s’ozziau”. Diceva mio nonno, in sardo, durante le gite in campagna.

E’ una pianta infestante molto usata nella cosmesi e ultimamente rivalutata in ambito tessile, nonché apprezzatissima in cucina. Le foglie più tenere, quelle terminali, possono essere usate in cucina nelle frittate, nei ravioli, nei tortellini, nei risotti e nelle zuppe.

Ad aprile l’ortica raggiungerà il suo tempo balsamico, la massima concentrazione dei principi attivi.

Con le foglie verdi brillanti dell’ortica si può realizzare il famoso macerato, ottimo come concime e come antiparassitario naturale.

148638000651771.jpgPrima della fioritura, si raccolgono le foglie con i guanti. E’ molto importante non toccarle con le mani, contengono peli urticanti (i tricomi) che vi faranno vedere le stelle. =)

Staccate solo foglie e gambi, la radice non serve.  Una volta raccolti, si sminuzzano accuratamente. Consiglio di inserirle in una retina per alimenti o in un sacco di iuta, in modo che l’operazione successiva di filtraggio sia agevolata. Per quanto riguarda la quantità di pianta da raccogliere tutto dipende dalla ricetta che seguite…centu concasa centu berrittasa. Ognuno dice la sua. Personalmente seguo la filosofia del “tantometro” suggeritami dell’amico Roberto: mettere prodotto quanto basta. L’importante è che le piantine siano immerse completamente dentro un bidone (non metallico) di acqua, piovana o di fonte, priva di cloro. La qualità dell’acqua è fondamentale per ottenere un buon macerato.

Senza tappare il recipiente, magari proteggendolo con una retina, si lascia macerare girando di tanto in tanto (ogni due, tre giorni) per un tempo compreso tra una settimana e 15 giorni, fino a che la schiuma non sarà scomparsa.

Si passa poi a filtrare i residui della pianta dal liquido (procuratevi una mascherina perché l’odore dei macerati è abbastanza fetido), cercando di eliminare ogni residuo solido (altrimenti si innescheranno processi di putrefazione).

Il macerato può essere conservato in bidoni chiusi o in barattoli e bottiglie. Per l’utilizzo è importante diluirlo: una parte di ortica per dieci parti di acqua.

Possiamo usare il macerato (diluito) come antiparassitario, soprattutto nella lotta agli afidi, spruzzandolo sia sulle foglie infette sia su quelle sane in via preventiva, operazione da ripetere dopo due o più giorni in quanto il macerato ha un tempo di permanenza breve. Come concime, il macerato di ortica è ricco di sali minerali, azoto, ferro, vitamine, stimola infatti lo sviluppo delle piante.

Ancora una volta Madre Natura ci mette a disposizione erbe comunissime che possiedono mille utilizzi. Lo abbiamo già visto quest’estate con la portulaca, ora munitevi di guanti e via, a cercare ortiche.

Valentina

Il profumo del lentischio

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Facebook mi ha proposto un ricordo di un anno fa, mentre stringevo tra le mani una minuscola boccetta di olio di lentischio.

Il lentischio o lentisco, in sardo su modditzi, è un arbusto che ricopre la mia bella Isola, dalla pianura alla collina.

E’ molto facile da trovare e riconoscere.

L’anno scorso lo avevo raccolto a poche centinaia di metri dal mare, in un dicembre insolitamente caldo. E’ stato un lavoro di infinita pazienza, le bacche piccolissime, rosse e nere, sembravano non colmare mai il cestino di vimini. Mentre le raccoglievo, con delicatezza e senza l’uso di nessun pettine, un fortissimo odore pungente mi pizzicava le narici. Il  pensiero volava ai tempi passati, quando erano le donne che, dall’alba al tramonto, velocissime, riempivano di bacche i sacchi di lino.

Non esiste un procedimento univoco per produrre l’olio di lentischio, c’è chi lo produce a caldo, chi a freddo, l’unica cosa sicura è la resa molto bassa, che fa diventare quest’olio particolarmente prezioso. E vi assicuro che, sebbene il prezzo possa sembrare alto a parità di un comune olio di oliva, le proprietà sono straordinarie! Per chi volesse approfondire gli utilizzi e il metodo di estrazione usato nella tradizione sarda consiglio il libro dell’insuperabile Padre Aldo Domenico Atzei, “Le piante nella tradizione popolare della Sardegna”, edizione Carlo Delfino.

La mia vecchia zia mi ha spiegato come l’olio di lentischio, s’ollu e stincu, venisse usato per alimentare le lampade e friggere le zepole, is fritusu. Molti anziani hanno ancora memoria degli utilizzi fitocosmetici sia dell’olio che del decotto di foglie di lentischio, in caso di torcicollo, dermatiti, artriti, orticaria, abrasioni..

Personalmente, essere riuscita a produrne una piccola boccetta mi ha dato una soddisfazione immensa: usato per via esterna è stata la panacea per molti disturbi. Mi fa sorridere il fatto che un olio così straordinario come quello di lentischio era considerato in passato “l’olio dei poveri”, di chi non poteva permettersi l’olio d’oliva. Come si dice…non tutto il male viene per nuocere!

 

Il Mirto: la pianta dell’amore eterno

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Mai come quest’anno ho assistito ad accese dispute sui tempi di raccolta di frutti, erbe, fiori, bacche e funghi. Appena passato il periodo delle olive, tra un”sono troppo verdi” e un “sono troppo nere” per essere raccolte, è stata la volta del mirto. E anche io, modestamente, ho subito la mia dose di rimproveri per averlo raccolto, udite udite, prima del sei dicembre. La festa di San Nicola, secondo i vecchietti locali, apre le danze alla raccolta del mirto. Non so perché (ma se qualcuno lo sa, sarò lieta di scoprirlo).

Con i cambiamenti climatici a cui assistiamo, la raccolta dei frutti della natura non è più regolata da date più o meno stabili. Le bacche erano così viola e succose che le ho raccolte, senza tante cerimonie, se non quella di ringraziare le vecchie enormi piante che me le hanno offerte. L’unica indicazione che seguo per la raccolta delle bacche (non solo di mirto) è quella del buonsenso: non troppo crude, non troppo mature.

Questo arbusto cresce rigoglioso nella macchia mediterranea, fiorisce in tarda primavera e spesso rifiorisce in estate. I fiori dal profumo inebriante venivano usati nella preparazione dell'”acqua degli angeli“. Le bacche compaiono alla fine dell’autunno, possono essere raccolte da fine novembre a fine gennaio, e vengono lavorate subito, addirittura in giornata, per non perdere profumi e proprietà.

Il mirto, “sa murta”, è conosciuto per l’ottimo liquore che se ne ricava, un digestivo immancabile in Sardegna. Se volete scoprire come si prepara vi posto qui le ricette.

Per 300 grammi di bacche di mirto occorre mezzo litro di alcool 90°, 300 grammi di zucchero e mezzo litro di acqua. In un contenitore, al buio, si mettono a macerare le bacche di mirto  nell’alcool per circa 40 giorni, agitando di tanto in tanto.  Le bacche vengono poi filtrate e strizzate leggermente (se esagerate il sapore astringente sarà terribile!), il liquido ottenuto aggiunto all’alcol. Si scioglie lo zucchero nell’acqua su un fornello a bassa temperatura, lo sciroppo si aggiunge all’alcool aromatizzato. Dopo un mese il mirto è pronto da gustare. =)

In cucina diventa un’incredibile spezia, in aggiunta a tantissimi piatti. L’ultima tendenza è aggiungerlo al gelato (a me piace!). Se volete ricavarne una composta, mi raccomando, non fate come me, abbiate cura di non schiacciare eccessivamente le bacche altrimenti il risultato sarà così astringente da risucchiarvi la bocca! L’azione dei tannini, responsabili appunto del sapore astringente, si attenua con il passare del tempo: per avere un sapore più morbido meglio aspettare qualche mese prima di consumare sia la composta che il liquore.

In fitocosmesi, l’olio essenziale viene impiegato nelle creme, saponi, shampoo e bagnoschiuma, perché grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, balsamiche e astringenti, purifica e tonifica la pelle.

In alcune zone di Italia si usa mettere alcuni rametti di mirto nel bouquet della sposa, perché è considerato simbolo di amore eterno. Già Plinio lo definiva “myrtus coniugalis”, e non è un caso che la pianta del mirto sia consacrata a Venere, Dea dell’amore.

Insomma il mirto tiene uniti e fa innamorare…soprattutto chi lo scopre per la prima volta!

Buona raccolta e prudente degustazione!

Valentina

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Esprimi un Desiderio…

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Ottobre, il primo- vero- mese fresco! (in Sardegna almeno)

Mese di magia e ispirazione, che mi ha fatto tornare la voglia di riprendere in mano l’uncinetto e i gomitoli per realizzare un piccolo, semplicissimo, velocissimo, lavoro per mia figlia.

Si sa: ogni streghetta ha bisogno della sua bacchetta magica!

Di seguito il Tutorial Gratuito, per un progetto semplice ma di effetto.

Si parte con il filato che si preferisce, di colore giallo, non troppo fine.

  • Iniziate con il Cerchio Magico.
  • Tre Catenelle;
  • Quindici maglie alte lavorate dentro il cerchio e chiuse con una maglia bassissima;
  • Sei catenelle per ripartire con una sequenza di punti da lavorare dentro il cerchio: maglia alta tripla, maglia alta doppia, maglia alta, mezza maglia alta, maglia bassa. Si chiude il giro con una maglia bassissima.
  • Si ripete la sequenza precedente per altre quattro volte, in modo da ottenere le cinque punte della stella. Se non vedete subito le punte non preoccupatevi: l’effetto sarà migliore inamidando il lavoro, per chi lo preferisce ovviamente.

Tutto il procedimento sarà ripetuto per ottenere una seconda stella da cucire alla prima con un ago da lana.

Una volta unite le due stelle, dipingete un bastoncino (vanno bene anche quelli da cucina per spiedini) con una tempera del colore che preferite e inseritelo all’interno della stella, magari fissando l’estremità con un pò di colla, per aumentare la resistenza.

Ora non vi rimane che esprimere un desiderio =)

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Il Girasole, uno scrigno di tesori

147430454331264.jpgPer me il Girasole rappresenta la pianta per eccellenza del buonumore .

D’estate le teste di fiori gialli che svettano dai recinti degli orti mi regalano sempre il sorriso. Sono così buffe eppure così intelligenti, perché ruotano tutto il giorno alla ricerca della luce solare.

Settembre è il mese ideale per la raccolta degli acheni (i frutti secchi che conosciamo come “semi”). Occorre solo tanta pazienza.

Piccola premessa: non buttate via i fusti! Il girasole è un “forte consumatore” del suolo, nel senso che ha bisogno di molti nutrienti per svilupparsi. Quello che prende lo restituisce: una volta secco, è possibile sminuzzarne il fusto e utilizzarlo per arricchire il terreno o la compostiera.

Esistono diverse varietà di Helianthus annuus: a semi striati, a semi bianchi e a semi neri. Tutti sono ricchi di vitamina E, acido folico, sali minerali e fibre.

La raccolta dei semi si effettua quando la calatide (l’infiorescenza che racchiude i numerosi piccoli fiorellini) è completamente secca, marrone, rivolta verso il basso.

I girasoli si possono essiccare direttamente sul campo o in casa.  Si può lasciarli essiccare sul campo quando il clima lo consente, magari protetti da una busta di carta o da una garza che li preservi dagli attacchi degli uccelli o dalla libera caduta. Se le circostanze non lo permettono, si fanno essiccare all’ombra, in un locale caldo, appesi a testa in giù dentro una busta di carta (mai usare la plastica per evitare che le muffe compromettano il raccolto).

Quando sono asciutti, i semi saltano fuori con una certa facilità, basta strofinarli con il dorso della mano. E meglio tenere il fiore dentro un sacchetto o un’insalatiere mentre si effettua questa operazione, per evitare che finiscano in ogni angolo della casa.

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I semi vanno poi lavati, separati dalle impurità e stesi ad asciugare su un tessuto assorbente.

Una volta asciutti si immergono in un contenitore pieno d’acqua con abbondante sale per una notte, si scolano, si asciugano e si mettono a tostare in forno su una teglia coperta da carta da forno a 150° per 40 minuti, girandoli di tanto in tanto.

Sono pronti per essere mangiati o conservatori in barattoli ermetici per alcuni mesi.

Una parte dei semi non la faccio salare nè tostare, mi limito a lavarla e conservarla come cibo d’inverno per gli uccellini, un’altra parte è destinata alla semenza dell’anno prossimo e allo scambio.

Qualche giorno fa ho scoperto casualmente che anche i petali hanno incredibili proprietà, possono essere essiccati e usati nelle tisane o come incenso naturale, ma non ho sperimentato, troppo tardi =)

Infine…cosa farne delle teste di girasole una volta sgusciate? Potremo conservarle per realizzare un bellissimo hotel per insetti, ma di questo magari parleremo nei prossimi post 😉

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La Salvia, pianta della buona salute

Nel giardino della mia casa d’infanzia Lei c’era sempre, con le sue foglie ruvide affusolate. Uno dei giochi preferiti era strofinarla contro i denti come un rustico spazzolino, per profumare la bocca.

La Salvia è un’aromatica perenne conosciuta e utilizzata per le sue innumerevoli virtù fin da tempi antichissimi. Era considerata una pianta magica, capace di allungare la vita e di curare moltissime malattie. Entrava a far parte di arcani rituali di cui abbiamo perso memoria.

Un solo nome che racchiude oltre mille specie! Parliamo delle proprietà digestive, balsamiche, antibatteriche, della Salvia Officinalis, così come dei fiori stupendi delle salvie ornamentali. Usata anche in cucina, con parsimonia (come per ogni altra pianta!), perché ad alte dosi può essere tossica a causa di un principio attivo chiamato tujone.

Nel mio orto c’è un cespuglio gigante di Salvia Officinale che ho potato per realizzare degli smudge stick profumati, per purificare la casa. Con i rami avanzati, ho preparato un sacchetto di foglie essiccate, utilissimo per quelle giornate piovose in cui sono troppo pigra per raccoglierla fresca.

La Salvia è una pianta che migliora l’umore, da avere sempre a portata di mano =)

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Le Magie dell’Essiccazione

Agosto è stato il mese dedicato alla raccolta dei frutti di Madre Terra, che sono stati consumati subito o conservati attraverso uno dei metodi più antichi di cui si ha memoria: l’essiccazione.

Si tratta del processo attraverso cui alimenti, erbe, fiori, si disidratano in maniera graduale.

Che si sfrutti il Sole, la grande stella che riempie di energia la Terra, o l’aria calda dell’essiccatore elettrico, essiccare è un’arte di cui si parla sempre troppo poco e di cui spesso si perde la tecnica.

Per le erbe aromatiche e officinali è importante scegliere un luogo asciutto e ventilato, ma non esposto alla luce solare che ne rovina le qualità. Ci sono tanti modi per essiccare le erbe. Per non perdere aroma e colore, io scelgo l’essiccazione all’aria: divido le erbe in mazzetti, li lego e li appendo a testa in giù per qualche giorno, fino a che non sono completamente secche, scricchiolanti! Tutto fatto rigorosamente a Luna Calante =)

I fiori invece preferisco essiccarli tra due fogli di carta assorbente ben pressati da una pila di libri.

Per quanto riguarda gli alimenti, l’orto ci ha regalato un’infinità di pomodori e non ho perso l’occasione per farli essiccare al sole cosparsi di sale.

Una parte di questi pomodori sono finiti nell’essiccatore domestico, il risultato è stato ottimo! Avevo già testato l’efficacia di questo straordinario attrezzo prima con le albicocche poi con le bucce di agrumi, che messi ad asciugare all’aria, nelle giornate piovose della primavera non riuscivano a perdere tutta l’umidità.

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Per questo autunno mi auguro che i boschi siano generosi e mi concedano un pò di funghi, così potrò essiccare anche quelli!

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Semi! Brevi spunti per l’autoproduzione

“Può sembrare un paradosso, ma i maggiori segni di biodiversità si hanno in ambienti marginali dove occorre maggiore disponibilità all’adattabilità a luoghi ostili alla vita”.

Manuale Pratico per Salvare i semi e difendere la biodiversità

 

L’estate chiude le sue porte.

Il buio si staglia in anticipo sulle serate di fine agosto.

Il vento soffia lento, frizzante, portando i saluti dell’autunno, mentre tappeti di foglie scricchiolanti già decorano il pavimento del bosco.

Si raccolgono i frutti degli orti con la consapevolezza malinconica che saranno gli ultimi della stagione.

Gli orti di fine estate sono sempre un pò spopolati. Eppure all’appello manca un lavoro importante da fare.

La raccolta delle sementi.

Lavoro sottovalutato perché oggi i semi si comprano in pratiche bustine, spesso si acquistano direttamente le piantine da mettere a dimora, aumentando la nostra dipendenza dal mercato per una risorsa che la natura ci offre a costo zero.

I contadini resilienti lo sanno. I sinergici, i biodinamici, i permacultori, gli agrigiani.

Dai frutti maturi si raccolgono i semi degli ortaggi, dai fiori ormai secchi i semi delle aromatiche: il basilico, la maggiorana, l’erba cipollina….

Le teste dei girasoli saranno decapitate tra qualche settimana, se gli uccelli non le assaliranno prima. Si raccolgono semi anche per gli amici pennuti, che in inverno hanno più difficoltà a trovare cibo.

Peccando di divinità, scelgo solo i semi delle piante più belle, più sane, di quelle che ci hanno dato i frutti più saporiti, i fiori più vivaci. Li faccio asciugare per bene perché l’umidità li riempirebbe di muffe (ho perso così i semi di kiwano lo scorso anno sigh sigh…). Poi li conservo in piccole buste di carta dentro un cestino da picnic di vimini che ha trovato una funziona alternativa.

In questo modo posso scambiare i semi, evitare di comprarli e imparare a salvaguardare la bellezza della biodiversità.

La differenza è ricchezza, per l’orto, la tavola, la cultura e la società.

I semi, specialmente quelli per il nutri-mento e per altri usi, dovrebbero essere presi in custodia dalla gente. Sono troppo preziosi per tutti quanti per essere lasciati sotto il controllo esclusivo di pochi.